Cultura e struttura a Terni nell'Ottocento

I parte: L'età della Restaurazione (18414-1830)


Terni nello Stato Pontificio

Nell'età moderna lo Stato Pontificio offre l'immagine di un «regno immobile», tanto lente e quasi impercettibili sono le trasformazioni nella cultura e nella struttura. L'immobilità è il portato naturale della teocrazia, del sistema della totalità alimentato e sostenuto dalla logica olistica della teologia. La logica che pensa l'uno e il tutto, concepisce la città terrena a somiglianza della città celeste, come ordine e perfezione, equilibrio e subordinazione del particolare all'universale: dello Stato alla Chiesa, dell'economia alla morale, dalla scienza alla religione.
Lo Stato della Chiesa sopravvive alla crisi della modernità, in quanto si mantiene all'interno dell'orizzonte mediovale e cattolico, respingendo e combattendo tutto ciò che emerge dal fondo dello spirito moderno: la concezione machiavellana della politica separata dalla religione, la logica del profitto e dello sfruttamento capitalistico-borghese, l'autonomia delle scienze mondane dalla teologia.
I Pontefici regnano su una società chiusa, anche nello Stato Pontificio l'ordine è pagato con la mancanza di libertà, sia nel pensiero e nella cultura che nella politica e nell'economia. E senza libertà non vi è progresso. Alla fine del Settecento lo Stato della Chiesa è privo di ogni elemento creativo ed innovativo, ossia di forza ideale e morale: si regge solo sull'esercizio del potere, legittimato dall'ideologia totalitaria. L'equilibrio statico finisce col generare i mostri che isteriliscono e divorano il sistema: il dispotismo clericale, l'assistenzialismo antieconomico, il conformismo culturale.
La rivoluzione portata dall'armata napoleonica nello Stato della Chiesa, come nel resto d'Italia, intodusse elementi di libertà e di laicità in un organismo politico debole e incapace di reagire all'urto esterno. La logica della rivoluzione, che era poi la logica disgiuntiva della modernizzazione della società, imponeva di separare ciò che nell'antico regime era unito: Stato e Chiesa, Trono e Altare, clero e laicato, città e campagna, classe politica e società civile. Spezzando la sintesi politico-religiosa proprio nel luogo storico in cui il cristianesimo si era organizzato nell'ordine temporale, la Francia giacobina e napoleonica diede un'improvvisa e violenta accelerazione alla storia, così da spingere gli Stati Romani ad uscire dal medioevo ed entrare nell'età moderna.
La lotta portata all'illuminismo al cristianesimo si concluse con lo smembramento dello Stato Pontificio, la soppressione degli ordini religiosi, la persecuzione del clero refrattario, la vendita dei beni ecclesiastici, la laicizzazione delle strutture politico-amministrative, la statalizzazione della scuola.

L'Umbria che da secoli era integrata nello Stato della Chiesa, condividendone gli aspetti strutturali e culturali, sperimentò la politica di secolarizzazione introdotta da Napoleone, dapprima sotto la Repubblica Romana, poi come dipartimento dell'Impero Francese. Così anche a Terni; che subì passivamente la rivoluzione e la dominazione napoleonica, e ne uscì trasformata nell'assetto economico-sociale, nella mentalità e nel costume.
Entro l'Impero Francese, la città vide abolito il regime ecclesiastico; soppresse le Magistrature comunali che si reggevano sull'antico Statuto; introdotte le nuove forme del potere statale e le nuove figure di funzionari pubblici istituite in Francia; laicizzata e statalizzata la scuola; reclutati i soldati tra gli strati popolari, soppressi gli ordini religiosi; nazionalizzato il clero (1).
Nell'orizzonte aperto dalla Rivoluzione francese tramontano i valori tradizionali e sorge un nuovo sistema di valori, omologo ai nuovi ceti sociali, ai funzionari statali, ai militari, ai preti concordatari. Il Comune di Terni crea un moderno ed efficiente apparato amministrativo, capace di mettere ordine nella finanza pubblica, di istituire e mantenere il Liceo con annesso convitto, di garantire il regolare reclutamento dei soldati, di gestire la politica religiosa voluta dalla Francia. Spezzato il circolo carestia-epidemia, grazie al sistema imperiale, Terni conobbe una breve stagione di benessere, di fervore culturale e educativo, di esaltazione militare, in cui furono coinvolti i ceti popolari e il patriziato colto.
Ma come in tutto l'Impero napoleonico, così nel dipartimento del Trasimento e nel Comune di Terni, l'ordine era alimentato dal disordine, la stabilità si reggeva su elementi di instabilità e di illibertà: la guerra, il blocco commerciale, lo sfruttamento delle campagne, il sacrificio delle autonomie municipali, la lotta anticlericale, l'imposizione dei valori imperiali.
Solo il successo militare poteva evitare che le contraddizioni aperte dalla cultura illuministico-rivoluzionaria trascinassero l'Impero nella rovina. E quando il successo viene meno, l'Impero entrò in un rapido processo di crisi dissolutiva, dal quale riemerse il bisogno dell'ordine fondato sull'equilibrio e la pace, il sentimento patriottico e nazionale, il legame con la tradizione religiosa coltivata dai ceti popolari e contadini.
Nella comunità di Terni, come nel resto dell'Umbria, tra il 1813 e il 1814 emergono tutti i fattori di instabilità e di insofferenza antinapoleonica: la stanchezza per i pesi fiscali e la leva militare, il desiderio di autonomia locale, i fermenti del mondo rurale, il risveglio della pietà religiosa: fattori che preparano la restaurazione del vecchio ordine, il ritorno al regime ecclesiastico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Restaurazione

La restaurazione fu annunciata dal ritorno di Pio VII nei suoi Stati. Il Papa da Cesena, il 4 maggio 1814, indirizzò un Proclama «A' Suoi Amatissimi Sudditi», in cui, dopo aver ricordato la dolorosa prigionia in terra di Francia, e dopo aver reso grazie all'Onnipotente per la riconquistata libertà, annunciava l'invio nella Capitale di un Delegato Apostolico, che avrebbe preso, con il mezzo dei suoi subalterni Delegati, l'esercizio della Sovranità temporale della Chiesa, considerata essenziale alla «Spirituale indipendente Supremazia» del Papa (2).
Il proclama del Pontefice fu letto e pubblicato anche a Terni il 15 Maggio. La città, che si era già da tempo preparata a ritornare sotto la sovranità pontificia, manifestò con pubbliche feste l'esultanza per il ritorno sul Soglio Pontificio del Capo visibile della Chiesa(3). In quello stesso giorno Lodovico Gazzoli, Delegato Apostolico per la Provincia dell'Umbria, insediò a Terni la Reggenza provvisoria della città e annunciò la restaurazione pontificia (4).
La nuova Magistratura preparò le accoglienze festose al Papa, che nel viaggio da Cesena a Roma sostò a Terni il 22 Maggio 1814, dando alla vecchia aristocrazia la possibilità di manifestare i segni di devozione e di fedeltà alla Chiesa(5).
Accoglienze altrettanto calorose furono riservate al Vescovo di Terni, Monsignor Carlo dei Marchesi Benigni di Fabriano, anch'egli reduce dal lungo esilio a cui era stato costretto per aver rifiutato di prestare giuramento di fedeltà al Governo Imperiale(6). Nell'omelia al suo popolo, il Vescovo ritornò col pensiero ai «tanti e gravissimi mali» dei quali egli stesso era stesso testimone partecipe, sofferti dalla Chiesa «nostra madre amorevole»; e così esclamò: «Non si potrebbe pensare senza amarissimo pianto alle piaghe da Lei (la Chiesa) ricevute dalla propagazione delle false dottrine, nel vilipendio delle sante sue Leggi, nella manomissione de' membri suoi più eletti, nella depressione del suo Clero, nella mancipazione de' sagri Pastori, del sagro Supremo Collegio, e ciò che è tutto dello stesso Monarca Universale di lei, il Vicario Santissimo di Gesù Cristo suo Sposo»(7).
Il linguaggio del Vescovo di Terni è il linguaggio della Restaurazione, che interpreta la lotta tra l'Impero e la Chiesa, in chiave agostiniana, come lotta tra il bene e il male, la città di Dio e la città del Diavolo. La Chiesa è uscita vittoriosa dal confronto con l'IMpero, e la sua vittoria si presenta come affermazione della morale sulla politica, della libertà contro il dispotismo, Ma l'Ecclesia triunphuns non ha risolto l'equivoco che è causa di tanti drammi politici ed umani: da una parte si presenta come potenza spirituale che ha superato la prova della persecuzione e del martirio, dall'altra come potenza temporale che si accinge a ricostruire le gerarchie terrene sul primato di Pietro.
La contraddizione si avverte anche a Terni, dove i prelati assumono nuovamente le funzioni e religiose e politiche, rimanendo affidata ai nobili l'ordinaria amministrazione degli affari pubblici, sotto il controllo del Vicereggente, che dipende direttamente dal Delegato Apostolico, e del Vescovo, che è presente in Consiglio comunale o si fa rappresentare dal suo vicario. Le strutture assistenziali e educative della città: la scuola, l'Ospedale, il Montepio, l'Orfanotrofio, che nel periodo francese erano state affidate ai laici, tornano di nuovo a dipendere dalla curia vescovile. Ugualmente l'amministrazione della giustizia, che al tempo di Napoleone era stata razionalizzata e laicizzata, ora ritorna in mano al Governatore (ecclesiastico) e al Podestà.
Ad esaltare la contraddizione è la spiritualità che la Chiesa ha ritrovato durante la persecuzione e che mal si concilia con il ruolo politico, con la forma Stato, a cui si piega in obbedienza al pregiudizio medioevale che il potere temporale è garanzia di indipendenza spirituale. Liberatrice quando era Ecclesia capta, torna ad essere invadente e dispotica ora che ha trionfato del suo avversario.
Inizialmente la restaurazione si configura come ritorno al passato prerivoluzionario, come ricomposizione dell'ordine violato e dissacrato: ordine divino, di cui è garante e custode il Sommo Pontefice. Entro questo Schema ideologico rientra il processo di liberalizzazione e pacificazione che si svolse nel triennio 1814-16: ove la libertà si identifica con i privilegi di ceti e di luoghi e la pace con l'indulgenza papale. A darne l'avvio furono i provvedimenti del Papa e dei Delegati Apostolici, che seguirono immediatamente al recupero dei territori pontifici. Ricordiamo l'ordine ai Comuni di invocare il Generale Consiglio, preesistente all'invasione francese; l'indulto del 27 luglio 1814, che rimetteva e condonava a tutti i sudditi pontifici le pene corporali per le colpe di infedelltà e disobbedienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(6) AST, ASCT, Riformanze, vol. 1759, c. 135r, 6 Ottobre 1814.

 

 

(7) Carlo De' Marchesi Benigni, Vescovo di Terni, Omelia sul felice ritorno ne' suoi Stati del Sommo Pontefice Pio Settimo recitata nella cattedrale di Terni il 24 Maggio 1814, Tip. Saluzj, Terni 1814

 

 

 

 

 

 

 

 

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