Memoria Storica On Line
Beni Culturali
LA BIBLIOTECA COMUNALE DI TERNI
MARIA CHIARA LEONORI
La Biblioteca Comunale di Terni. Storia e documenti Maria Chiara Leonori Il 16 agosto 1805, durante una seduta del
Consiglio Comunale, fu resa nota, dopo più di un trentennio, la volontà testamentaria del cardinale Saverio Canale, illustre
ternano elevato alla porpora nel 1766, deceduto il 20 marzo [Un sintetico quadro degli avvenimenti é delineato in G.
Tomassini, Verso la Bibliomediateca: appunti per una storia della Biblioteca Comunale "Passaggi", II (1990), n. 4, pp.
38-43]. Avendo egli "ordinato che tutta la sua libreria fosse dal suo erede trasportata in questa Città [Terni], e collocata ed
eretta in una stanza terrena del suo palazzo a comodo ed uso della sua casa e di tutti li virtuosi della sua Patria, ed essendosi
presentemente dopo il lasso di più anni richiesta l'esecuzione della volontà del Porporato Concittadino, si é trovato che il Sig.
Conte Saverio Canale erede attuale del Cardinal Pro Zio non sarebbe alieno dal consegnare tutti li libri, che si trovano ancora
incassati nelle stanze del suo palazzo a piena disposizione della Comunità, nonché a cederne anche a di lei favore la proprietà
per erigerne la libreria a pubblico comodo, quante volte persi dia ad esso per questa cessione e libera concessione un
compenso in danaro per una sol volta, che domanda in scudi trecento" [Archivio di Stato di Terni, Archivio Storico Comune
di Terni, primo versamento, Riformanze, b. 1758, vol. 609, 16 agosto 1805, cc. 159r-160r.]. La discussione in sede di
Consiglio, delle disposizioni testamentarie del Cardinale e della conseguente proposta del suo erede, segnò l'inizio di
quell'ampio dibattito sul tema "biblioteca pubblica" che sarebbe stato destinato ad animare nel corso di tutto il secolo gli
ambienti culturali ternani. Il Consiglio Comunale, con deliberazione dello stesso 16 agosto 1805, convenne nel progetto di
acquisto del materiale librario oggetto di discussione, limitando però il compenso a soli duecento scudi, contro i trecento
richiesti. Il 3 settembre successivo, nel corso di una nuova seduta, si annunciava che il Conte accettava la cifra proposta, ma
poneva alcune condizioni [Ibidem, 3 settembre 1805, cc. 164r-165r e 11 settembre 1805, cc. 165v-167v.]: che si serbasse il
ricordo della liberalità del Cardinale e del suo erede attraverso una lapide commemorativa posta all'esterno dell'edificio e per
mezzo di un ritratto dei benefattori sistemato in bella vista al suo interno; che la Biblioteca prendesse il nome di "Libreria
Canale" e che la sua famiglia potesse in ogni momento controllare il patrimonio librario consegnato tramite dettagliato
inventario. L'accordo definitivo, però, non venne mai stipulato, o per indolenza degli amministratori o per altre ragioni legate
alla crisi politica dello Stato Pontificio, sicché tante belle speranze di pubblico vantaggio svanirono, ed i preziosi volumi di
quella rispettabile Biblioteca, furono mandati "ad umiliante mercato ne' muriccioli di Roma, a nostro grave danno ed ad altrui
obbrobrio perenne" [L. Silvestri, Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle antiche Riformanze della città di
Terni dal 1387 al 1816, ed. a cura di E. Ciocca, Terni, Ed. Thyrus, 1977, pp. 630-31.]. In seguito a questo primo fallimento,
si tornò a parlare di Biblioteca Pubblica solo nel 1845, anno in cui si presentarono due occasioni propizie: la volontà da un
lato di Mons. Tizzani, vescovo di Terni, di destinare i proventi della sua attività di professore di filosofia per sostenere spese di
carattere culturale, e dall'altra quella degli eredi di don Roberto Riveruzzi, intenzionati a vendere la libreria lasciata dal
congiunto [Arch. St. di Terni, Arch. St. Com. di Terni, secondo versamento (AST, ASCT II), Reg. del. cons., del.
29/11/1845.]. L'amministrazione comunale intervenne direttamente: deliberò l'istituzione di una Biblioteca Pubblica, lo
stanziamento di 50 scudi annui per le spese di incremento librario, l'acquisto della collezione Riveruzzi, l'assunzione di un
bibliotecario e l'utilizzazione di alcuni locali del Liceo Ginnasio o della Residenza municipale per la conservazione dei volumi.
Quanto stabilito non fu tuttavia attuato: non abbiamo notizia dell'acquisto della libreria di Riveruzzi e, stando al Silvestri, la
Biblioteca Pubblica nel 1858 non era ancora una realtà: egli però in quell'anno prospetta come prossima la sua apertura,
quando nota che "vengono posti in buon assetto in eleganti scaffali quei scelti libri che si sono di già acquistati" ed aggiunge che
la Biblioteca "verrà aperta ad uso de' studiosi in una delle sale del nostro Liceo, e si verrà completando di scelte opere" [L.
Silvestri, Storia contemporanea e statistica della città di Terni, in appendice all'op. cit., pp. 808-09.]. Nonostante l'esistenza,
dunque, di un primo nucleo di volumi, costituitosi a seguito dell'acquisto di edizioni messe in vendita da eruditi ternani quali
Luigi Nobili, professore di matematica, Luigi Capocci, professore di teologia, o Luigi Marchetti, professore di diritto [A.
Pozzi, Ternani del passato, Terni, Alterocca, 1942, pp. 137, 140, 153], ed incrementatosi con donazioni come quella
dell'illustre Ludovico Silvestri [AST, ASCT II, b. 457, pos. 1863, tit. 10: la Giunta Comunale esprime il suo ringraziamento a
L. Silvestri per il dono di 24 edizioni fatto alla Biblioteca Comunale], la Biblioteca non venne aperta, né si rinvengono
deliberazioni comunali in merito alla organizzazione di un servizio pubblico fino al 1867. A questo anno risale la domanda
inoltrata dal Municipio di Terni al Ministero della Istruzione Pubblica affinché potessero essere incorporate dal Comune le
collezioni librarie delle corporazioni religiose soppresse nel Ternano, come disposto dall'art. 1 del Reg. Decr. 4 aprile 1862
[Reg. Decr. 21/4/1862, art. 1: "I libri e gli oggetti di belle arti, già appartenenti alle Case religiose e collegiate soppresse
dell'Umbria, resteranno proprietà del Comune ove si trovano purché esso Comune si obblighi a provvedere con locali adatti e
con assegnamenti annuali che quegli oggetti e libri sieno lodevolmente conservati e tenuti a pubblico benefizio"], e dal
successivo Reg. Decr. 7 luglio 1866, art. 24 [L. 7/7/1866, art. 24: "I libri e i manoscritti, i documenti scientifici, gli archivi, i
monumenti, gli oggetti d'arte o preziosi per antichità che si troveranno negli edifici appartenenti alle Case religiose e agli altri
enti morali colpiti da questa o da precedenti leggi di soppressione, si devolveranno a pubbliche biblioteche od a musei nelle
rispettive provincie, mediante decreto del Ministro dei culti, previ gli accordi col Ministro della Pubblica Istruzione."]. Dopo il
provvedimento del '66 ben poche biblioteche restarono intatte: furono rispettate soltanto quelle la cui nobiltà, il rilievo
architettonico e artistico della sede, il prestigio delle raccolte e dei bibliotecari fecero apparire turpe il loro smembramento.
Così, ad esempio, per la Casanatense, l'Angelica o la Vallicelliana di Roma, mentre per le restanti le cose andarono molto
diversamente. Biblioteche costituitesi attraverso secoli vennero d'un tratto svuotate; gli edifici, confiscati, furono adibiti a
caserme, ospedali, lazzaretti; le collezioni, quando la sorte fu propizia, andarono ad incrementare la biblioteca pubblica già
esistente sul posto, in casi meno fortunati furono ripartite tra più biblioteche compresenti nel territorio, la maggior parte delle
volte finirono miseramente ammassate in locali malsani, adibiti a magazzini di fortuna da Comuni che avrebbero fatto volentieri
a meno di tanto ingombranti presenze. Malgrado ciò, bisogna dire che le soppressioni del '66 ebbero il merito "d'aver
affermato in modo solenne, seppure indiretto, l'importanza del pubblico servizio delle biblioteche. Lo Stato rinunciava infatti
agli utili finanziari che avrebbe ricavato da una vendita, pur di incrementare un servizio di comune interesse..." [E. Apolloni, Un
terremoto nelle biblioteche italiane, in "Almanacco dei bibliotecari italiani", Roma, 1966, pp. 117-123]. Per quel che riguarda
la situazione specifica del Comune di Terni, il Ministero della Pubblica Istruzione, attraverso il sottoprefetto dell'Umbria, inviò
nel '67 risposta affermativa alla richiesta di incameramento dei libri confiscati da parte del Municipio ternano [AST, ASCT II,
Reg. del. cons.: doc. allegato alla del. 6 maggio 1867, b. 7, cc. 261r-269r, concernente la richiesta inoltrata al Min. P.I. di
incameramento di beni espropriati alle case religiose] Ottenuta l'autorizzazione, chiariti oneri e competenze, il Consiglio
Comunale accolse le condizioni che venivano dettate dal Ministero, deliberò definitivamente l'istituzione della Biblioteca
Pubblica, e provvide ad aprire una specifica voce di bilancio per la gestione e l'ampliamento della nuova struttura, con uno
stanziamento annuo di L. 1000 [Ibidem, Reg. del. cons. del. 26/11/1867, b. 7, cc. 338r-339v]. Le collezioni confiscate non
sarebbero, nel Comune di Terni, rimaste a giacere inerti nei magazzini: sarebbero andate a dar vita ad una Biblioteca già
concepita, ma fino a quella data ancora troppo fragile di struttura; una Biblioteca cittadina, pubblica, strumento indispensabile
per la crescita della popolazione ternana... La scelta compiuta, se da una parte significò avere a propria disposizione ricche
raccolte conservate nello spirito di tradizione culturale tipico della Chiesa e tali da conferire un indubbio decoro ad una
nascente Biblioteca pubblica comunale, dall'altra comportò anche una serie di impegni gravosi. In primo luogo, si dovette
provvedere a regolare i rapporti con gli ordini religiosi, che fecero il tentativo vigoroso e ad un tempo disperato di sfuggire al
provvedimento di soppressione. Nel '65 il Comune decreta che i locali dei conventi di S. Pietro e delle Grazie siano adibiti
rispettivamente a caserma militare e a lazzaretto, e preannuncia l'immediato ritiro della "libreria" delle Grazie [Ibidem, b. 475,
pos. 1865-66, tit. 13]; l'anno successivo, l'incaricato della cassa ecclesiastica consegna le opere d'arte dei soppressi conventi
della città di Terni (S. Francesco, S. Maria delle Grazie, S. Maria dell'Oro, S. Martino, S. Pietro, S. Valentino, S. Caterina e
S. Lucia) alla commissione artistica del Comune; nello stesso anno si discute ancora sulla cessione dei locali delle Grazie,
vengono consegnati quelli di S. Maria dell'Oro, si dibatte sulla proprietà del convento di S. Valentino [Ibidem, b. 487, pos.
1866, tit. 1]. Nel '68 viene richiesto dal Comune il catalogo della libreria delle Grazie, e tanto questa biblioteca, quanto quella
di S. Martino, vengono espropriate [Ibidem, b. 514, pos. 1868, tit. 3].
Nel 1870 risultano non essere state ancora consegnate le raccolte dei Conventi di S. Pietro, S. Valentino, S. Maria dell'Oro,
S. Francesco, che ebbero sorte diversa dagli oggetti d'arte, già precedentemente devoluti. Stessa situazione si riscontra a
Cesi, riguardo il Convento dell'Eremita: le vicende della libreria claustrale in esso conservata interessano la storia della
Biblioteca Comunale di Terni al pari di quelle dei conventi della città, in quanto, benché tale libreria avesse dovuto essere
devoluta al Municipio di Cesi, fu innvece incamerata dal Comune di Terni. Infatti, "il Municipio del luogo, che conforme al
decreto 21 aprile 1862, avrebbe dovuto provvedere a servarla a pubblico beneficio in quella terra, non ne ha preso nessuna
cura, e quindi ha perduto il diritto che dava il citato decreto ai Municipi dell'Umbria..." [Archivio Centrale dello Stato, Min.
P.I., Istruz. Sup., s. 1860-1881, b. 113: doc. 15/1/1872. Sulla questione della devoluzione della libreria claustrale
dell'Eremita di Cesi si veda anche: ivi, carteggio relativo all'anno 1872 (doc. 23/2, 3/4, 6/5, 17/7); e AST, ASCT II, b. 548,
pos. 1872, tit. 10]. Questa attenzione rivolta ai beni artistici e culturali delle congregazioni e, a partire dal 1867, in modo
particolare al patrimonio librario di esse, sta a dire come, dopo tanti errori, il Comune di Terni volesse finalmente sfruttare a
pieno l'opportunità che l'autorizzazione ministeriale gli offriva, nella prospettiva dell'apertura di una pubblica biblioteca. Per la
sistemazione dei volumi incamerati, si rese necessaria l'individuazione di una sede consona. Essa fu eletta in un "fabbricato di
Santa Lucia addetto alle scuole", oggi scomparso con l'intero complesso del convento, sito nei pressi del vicolo tuttora detto
di S. Lucia; su tale edificio era ricaduta la scelta del Consiglio Comunale già in occasione della assemblea tenutasi in data
6/5/1867 [AST, ASCT II, Reg. del. cons., del. 6/5/1867, b. 7, cc. 261r-269r].
Negli anni immediatamente successivi, una delle preoccupazioni maggiori fu quella dell'incremento delle raccolte. Nel 1871 il
signor G. Marfori, valente medico e illustre patriota che aveva prestato i suoi uffici anche nelle istituzioni benefiche dell'asilo di
infanzia e della biblioteca circolante, di cui fu presidente [Commemorazione del defunto Giuseppe Marfori, in "Unione
Liberale", II, (1881), n.4, 23 gennaio], si dichiarava disposto a vendere in blocco la propria biblioteca personale al Comune.
Il Consiglio si mostrò favorevole alla proposta, tanto più che la collezione del noto medico, di carattere prettamente
scientifico, sarebbe stata quanto mai utile a colmare l'inadeguatezza in questo campo della nascente biblioteca. La trattativa si
concluse favorevolmente e il materiale librario del Marfori fu acquistato dal Comune dietro il pagamento di L. 3.600 [ AST,
ASCT II, Reg. del. cons., del. 30/5/1871, b. 9, cc. 41v-42v]. La parte del Consiglio Comunale più sensibile al problema
culturale della città si espresse per una apertura immediata della Biblioteca e il suo affidamento ad un insegnante del Liceo
appositamente designato, ma prevalse l'opinione che fosse più opportuno procedere, innanzi tutto, alla definitiva disposizione
dei volumi nei locali e alla redazione dei cataloghi: ciò non avrebbe dovuto differire l'apertura che, al massimo, di un anno
[Ibidem, Reg. del. cons., del. 18/11/1871, b. 9, cc. 80v-81v]. Le cose, tuttavia, non andarono come auspicato; nel 1877 la
Biblioteca era ancora chiusa al pubblico, così come attesta il carteggio tra il sig. Marcello Riveruzzi ed il Comune, da cui
emerge che in quell'anno l'Amministrazione comunale respinse sia il dono della collezione dei libri sia l'offerta del gratuito
servizio bibliotecario da parte del Riveruzzi [AST, ASCT II, b. 580, pos. 1877, tit. 7].
Lo scarso zelo - o meglio il generale disinteresse - nei confronti del patrimonio librario e documentario di Terni cominciò
presto ad essere denunciato dai giornali locali. "Il cittadino ternano", descrivendo la scena grottesca dell'accalappiacani
comunale e di sua moglie intenti a lanciare dagli scaffali e ad accatestare con mal garbo su un carretto i volumi dell'archivio
affidato alle loro cure in occasione del trasferimento in altra sede, notava amaramente: "E nessuno, nessuno, per tutto il tempo
che noi restammo a vedere quella scena di vandalismo, comparve a sorvegliare l'importante trasloco..." ["Il cittadino ternano",
1879, n.18, 29 novembre]. Ma non erano soltanto le incurie più macroscopiche che destavano indignazione. Nel 1880 la
rivista locale l'"Unione Liberale" attacca l'Amministrazione comunale in questi termini: "Le più che 5000 opere della Biblioteca
Comunale e non so quanti manoscritti stanno là nei loro polverosi scaffali, pasto dei topi e delle tigne. E' forse per vendicarsi
delle atroci ingiurie che da quattro anni si fanno alla Giunta che si é adottato tale provvedimento? O che si voglia far prendere
a quei volumi il "dirizzone della cartiera di Belfiore"? Non diciamo altro, perché qualche celebrità municipale potrebbe mettere
il veto all'apertura della Biblioteca al pubblico per qualche giorno alla settimana, solo perché l'ispirazione non é partita da Lui.
Eppure sarebbe bene ricordare che fu la cultura che creò l'unità della Patria ed é la cultura che deve rinsanguarla e redimerla
dalla decadenza di qualche secolo" ["Unione Liberale", I (1880), n. 9, 17 ottobre]. Le voci di protesta, nel quinquennio
successivo, si levarono da più parti: riviste, cittadinanza, Prefetto lamentavano la stasi del progetto Biblioteca, e chiedevano
interventi decisivi. Malgrado le polemiche e le sollecitazioni, passarono ancora quattro anni prima che si arrivasse all'apertura
della Biblioteca comunale. Artefice principale di questa svolta fu Ettore Sconocchia [Notizie biografiche su Ettore Sconocchia
(1842-1909) in A. Pozzi, Ternani del passato, Terni, Alterocca, 1942, pp. 140-41], cittadino ternano di vasta cultura,
storico, archeologo, numismatico e paleografo. Egli ricevette, nel gennaio del 1884, l'incarico congiunto di bibliotecario e
conservatore dell'archivio del Comune con voto unanime del Consiglio Comunale, avendo i "signori congregati" esternato "la
loro piena soddisfazione nell'apprendere che alla perfine la Giunta siasi determinata ad aprire la Biblioteca e che siasi dato
mano al riordinamento degli antichi archivi comunali" [AST, ASCT II, Reg. del. cons., del. 14/1/1884, b. 13, cc. 4r-5r]. La
nomina del bibliotecario non coincise con l'apertura della Biblioteca, che di fatto avvenne solo il 1 marzo 1885. Da allora, fino
all'anno della morte occorsa nel 1909, l'attività del primo bibliotecario fu instancabile: egli si prodigò a rafforzare la nascente
istituzione sotto ogni profilo, e non solo attraverso l'incremento delle raccolte librarie. Con determinazione e costanza
sottopose ogni necessità della Biblioteca ad un Municipio che appariva disinteressato ed indifferente, incline a differire ogni
istanza culturale ad un indeterminato futuro: accanto a segnalazioni, come quelle in merito alla ripulitura delle finestre o
all'allontanamento dei gatti che penetravano attraverso i tubi delle stufe, nei suoi ricchi carteggi con il Sindaco si trovano
affrontati con trasposto emotivo e rigore professionale temi assai delicati, dalla difesa della indipendenza della Biblioteca
Comunale di fronte al pericolo della fusione con la biblioteca dell'Istituto Tecnico, fino agli argomenti economici. La pratica del
dono, appare essere stata piuttosto diffusa, in quegli anni, e, come si accennava pocanzi, ha permesso di supplire almeno in
parte agli scarsi incrementi possibili attraverso gli acquisti, fornendo alla Biblioteca e alla sezione museale ad essa annessa
preziose pubblicazioni. Il 1887 vide gareggiare in questo senso la liberalità di alcune tra le figure, le associazioni e le autorità
più sensibili al problema culturale, sia a livello cittadino che nazionale. Nel febbraio dello stesso anno, il celebre paleontologo
Luigi Pigorini, fondatore e direttore del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma, donò alla Biblioteca, nella persona dello
Sconocchia, quattro cartoni di oggetti originali o di calchi di età protostorica, ai quali il bibliotecario unì in omaggio, come
sussidio ai ricercatori, alcune pubblicazioni di sua proprietà inerenti la materia [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 7, 13
febbraio]. Nel mese di maggio il sig. Alessandro Magalotti, depositò nella Biblioteca Comunale trentatré opere in stampa di
altrettanti autori ed un numero considerevole di manoscritti dell'illustre concittadino dott. Pietro Antonio suo prozio, capitano
di uditorato [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 22, 29 maggio]. In agosto lo Sconocchia donava alcuni manoscritti e dieci
pergamene di epoca compresa tra XV e XVI secolo [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 35, 28 agosto]; poco più tardi, "il
sig. Possenti, già presidente della disciolta società filodrammatica di questa città, acconsentiva che i libri e i manoscritti
appartenenti alla predetta Società venissero depositati nella Biblioteca Comunale..." [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 38,
18 settembre]. Nel corso dell'anno pervennero più volte anche le donazioni della Società Geologica, del Ministero della
Pubblica Istruzione e del Ministero del Tesoro [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 20, 15 maggio e n. 35, 28 agosto] e
quelle di altri cittadini illustri, come Verri, Manassei [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 20, 15 maggio], Coletti, Giannelli,
Fratini [1"Unione Liberale", VIII (1887), n. 35, 28 agosto]; anche la Società archeologica e di Belle Arti per la provincia di
Torino fu in contatto con la Biblioteca di Terni e le fece dono di copia degli atti dei lavori dell'associazione [1"Unione
Liberale", VIII (1887), n. 46, 13 novembre]. Fu certo la buona fama di cui la Biblioteca cominciò a godere, grazie all'operato
dello Sconocchia, che determinò tanto interessamento nei confronti di essa: a partire dagli inizi degli anni Novanta l'istituzione
prese ad avere un corso regolare e presto si levarono voci di soddisfazione in merito ai servizi offerti. I problemi che vennero
affrontati nell'ultimo decennio del secolo furono soprattutto quelli degli orari di apertura e della catalogazione, questioni di
disponibilità e di mediazione catalografica, cioé, che presuppongono evidentemente già superata la fase più critica, quella
dell'allestimento. La Biblioteca, dopo il tentativo iniziale di apertura pomeridiana, ridusse i suoi orari e fino al 1900 fu tenuta
aperta al pubblico soltanto dalle 9.00 alle 12.00; dell'opportunità di un servizio serale si discusse nell'89 [AST, ASCT II, b.
721, pos. 1889, tit. 5], nel '91 [Ibidem, b. 772, pos. 1891, tit. 7]... Si giunse tuttavia ad esso solamente con il nuovo secolo,
quando si decise di aprire dalle 17.00 alle 20.00, offrendo anche un prezioso servizio di informazione agli utenti [1"Unione
Liberale", XXXII (1902), n. 47, 27 novembre]. A questa buona organizzazione faceva riscontro anche un'avviata attività
catalografica. Questa fu intrapresa dallo Sconocchia e si protrasse per decenni: a causa di rallentamenti dovuti al susseguirsi di
bibliotecari, le raccolte della Biblioteca risultano interamente catalogate soltanto a partire dagli anni '30 del nuovo secolo. Il
merito maggiore, nel conseguimento di questo risultato, va riconosciuto al Prof. Manfren, che fu bibliotecario dal 1915 al
1933. Tra il 1909, anno di morte dello Sconocchia, e il 1915, quando fu incaricato il Manfren, si successero come bibliotecari
il Prof. Luigi Lanzi [Notizie biografiche su Luigi Lanzi (1858-1910), in A. Pozzi, Ternani del passato, op. cit., pp. 146-47] ed
il Prof. Diocleziano Mancini [Notizie biografiche su Diocleziano Mancini (1856-1920), ivi, p. 150]. Il Lanzi era un uomo della
medesima levatura culturale, civile ed umana dello Sconocchia, cui subentrò nel 1909 non solo come bibliotecario, ma anche
come figura più rappresentativa della cultura ternana. Le sue doti morali, le sue conoscenze, il suo senso pratico ne fecero la
persona più adatta per dirigere il Convitto Comunale Umberto I, l'istituzione culturale ternana di maggior prestigio tra la fine
dell'Ottocento ed i primi decenni del secolo successivo, che egli resse dal 1885 al 1910; fu storico ed archeologo e si dedicò
per tutta la vita alla ricerca, dando un contributo ineguagliato alla conservazione delle memorie storiche di Terni; alla sua morte
gli eredi vendettero alla Biblioteca Comunale, nella quale lo studioso aveva potuto prestare servizio poco più di un anno, tutte
le opere possedute dal defunto, insieme con i suoi ricchissimi appunti manoscritti. Al Lanzi succedette come bibliotecario il
Mancini, che rimase in carica per quattro anni, dal '10 al '14, periodo che non fu molto florido: i frequenti contrasti con
l'Amministrazione, a causa - da una parte - della retribuzione da lui giudicata inadeguata [AST, ACST II, Reg. del. cons.: dell.
28/4/1914 (si pattuisce come compenso per il Bibliotecario la somma di L. 400, ma il Mancini preannuncia che si dimetterà
qualora la retribuzione non venga aumentata entro breve tempo) e 14/12/1915 (il Municipio accorda al Bibliotecario un
aumento di L. 600)] e - dall'altra - di un operato che il Municipio reputava insoddisfacente, sfociarono nelle dimissioni
[Ibidem, Reg. del. cons., del. 23/5/1916: riguardo alla situazione della Biblioteca, si rammenta che durante la gestione Mancini
"l'Amministrazione non poté mai riuscire ad avere quanto era in suo diritto" (catalogazione e classificazione dei volumi), con
grave danno per la città]. La Biblioteca risentì duramente di questa instabilità e la situazione si aggravò tanto, tra il 1914 ed il
1915, da suscitare nuovamente lo sdegno della rivista che da sempre aveva seguito le sorti della giovane istituzione. A
commento della prolungata vacanza dell'incarico di bibliotecario dopo le dimissioni del Mancini, l'"Unione liberale" scriveva nel
maggio del 1915: "Lo stato di completo abbandono in cui da molto tempo trovasi, per mancanza di bibliotecario, la nostra
importantissima Biblioteca, alla quale é annessa anche la Pinacoteca, é oggetto di lagnanze da parte di chiunque ha a cuore
questo importante prezioso patrimonio, pubblico scientifico ed artistico. Ci sentiamo dunque in dovere di segnalare
all'attenzione comunale queste pubbliche e giustificate lagnanze ..." [1"Unione Liberale", XXXVI (1915), n. 22, 30 maggio].
La rivista continuò ad occuparsi della vicenda: levò la sua voce nel settembre dello stesso 1915, invitando le autorità
municipali a trarre informazioni sui reali bisogni della Biblioteca dalla relazione dell'ultimo bibliotecario, risalente al '13
[1"Unione Liberale", XXXVI (1915), n. 38, 19 settembre] e, finalmente, annunciò con soddisfazione la riapertura della
Biblioteca dopo quasi due anni di inattività alla fine del 1915 [1"Unione Liberale", XXXVI (1915), n. 51, 19 dicembre]. Dal
1915 al 1933 fu dunque bibliotecario il Manfren. Della attività principale della quale egli si occupò, cioé quella di
catalogazione, già si é detto [Si veda sopra]. Resta ora da dire delle sue continue sollecitazioni all'Amministrazione comunale
affinché si provvedesse alle necessità della Biblioteca, dall'acquisto del mobilio necessario, all'aumento dei fondi stanziati, al
trasferimento della sede in locali più adatti e dignitosi. Riguardo a questa ultima istanza il Comune si dispose infine ad
intervenire: nel 1932 si avviarono i lavori di ristrutturazione di Palazzo Carrara [I. Ciaurro, Il Palazzo Carrara e le pitture di
Gerolamo Troppa, in "Rassegna economica", VII (1960), n. 6, pp. 31-38], e l'anno successivo la Biblioteca Comunale fu
trasferita nella nuova sede, dove si trova tuttora. Lo spostamento iniziò ad ottobre del 1933, un mese dopo il collocamento a
riposo del Manfren, e la Biblioteca non poté essere aperta al pubblico prima del primo giugno 1934, quando, assunto per la
prima volta con pubblico concorso, prese servizio il nuovo bibliotecario, ad un tempo archivista e conservatore di cimeli, il
Prof. Ascanio Marchetti. La pluralità degli incarichi si spiega con il fatto che l'Amministrazione comunale volle fare di Palazzo
Carrara un complesso organico, un centro culturale che ospitasse anche l'Archivio storico, le raccolte archeologiche e la
Pinacoteca; si dispose l'assunzione di un custode e, per la Biblioteca, di un assistente del direttore. Con gli avvenimenti del
1933-34 inizia la storia moderna della Biblioteca Comunale di Terni. La sola battuta d'arresto che si segnala da allora in avanti
non va, una volta tanto, imputata al Comune e all'atteggiamento di scarsa sensibilità in materia di Biblioteca Pubblica
dimostrato dall'Amministrazione nel corso di quasi un secolo e mezzo. Furono gli eventi bellici che infransero l'equilibrio
raggiunto: la presenza in città delle Acciaierie e della Fabbrica d'armi fece di Terni un bersaglio da colpire duramente; i
bombardamenti non risparmiarono neppure Palazzo Carrara, situato nel centro storico, e lo danneggiarono gravemente.
Fortunatamente i manoscritti, gli incunabuli, i libri rari e preziosi erano stati messi in salvo già dal '43, trasferiti nella delegazione
della vicina Stroncone; degli altri volumi, purtroppo, molto andò perduto: i danni incorsi a Palazzo Carrara, la distruzione di
parte del tetto e delle porte d'accesso, causarono il deterioramento di molto materiale e favorirono i trafugamenti e lo
sciacallaggio. Il bibliotecario chiese che si riparasse l'edificio con la massima sollecitudine: i lavori iniziarono nel '44, ma la
Biblioteca riaprì solo l'anno successivo, a restauro non ancora ultimato. A Marchetti spettò il difficile compito di guidare la
Biblioteca attraverso gli anni del dopoguerra e della ricostruzione: egli, nel 1969, dopo 35 anni di attivo servizio, lasciava
dietro di sé una struttura operosa, vivace, che aveva riassorbito i traumi della guerra ed incrementato con ritmo costante il suo
patrimonio, consistente, dopo il cospicuo dono della collezione Frateili nel 1967 [A. Marchetti, La nuova sala di lettura
"Arnoldo Frateili", in "Terni, Rassegna del Comune e Bollettino di statistica", XI (1969), n.1/2, pp. 18-19], in circa trentamila
volumi. Dal 1970, attraverso l'opera dei tre bibliotecari che si sono succeduti dal collocamento a riposo di Marchetti ad oggi -
il Prof. Germondani, la Dott.ssa Fabbri e la Dott.ssa Tomassini - la Biblioteca ha visto potenziati i servizi, accresciuto il
patrimonio librario e stabilizzata la propria fisionomia, ed ha preso a svolgere un ruolo che ci si augura si profili sempre più
attivo nella vita della città. La sede centrale, la sezione periodici, la sezione ragazzi e l'emeroteca sono i quattro cardini attorno
ai quali ruota la Biblioteca Comunale di Terni per svolgere la sua funzione istituzionale primaria, quella di promozione e
diffusione della cultura e dell'informazione sul territorio. Generale per tipologia funzionale, la Biblioteca ha orientato i suoi
servizi in settori diversi ed a favore di utenze dalle esigenze differenti; riflesso delle scelte compiute e della politica culturale da
essa svolta é stato il nascere delle tre sezioni staccate, volte a soddisfare bisogni specifici, e la fisionomia assunta
progressivamente dal patrimonio bibliografico. Circa 100.000 sono i volumi attualmente posseduti. Di questi, 7.500 sono
dislocati presso la sezione ragazzi, specializzata, funzionante dal 1976; qui si trovano anche 400 videocassette - di argomento
prettamente didattico - e 20 periodici. Nella emeroteca, distaccata nel 1981, di tipologia funzionale informativa-divulgativa,
sono disponibili 10 periodici e 14 testate di quotidiani; é in via di completamento la riproduzione delle annate possedute, che
troveranno posto nel complesso del patrimonio microfilmato della Biblioteca, attualmente costituito in massima parte da
duplicati di miscellanee e periodici locali, per un totale di circa 1650 microfilms. I periodici messi a disposizione degli utenti da
parte della Biblioteca attraverso una speciale sezione, sono nel complesso 1061, dei quali 492 correnti e 371 - in parte
correnti, in parte esauriti - di interesse locale; questi ultimi costituiscono una preziosa testimonianza dell'attività di stampa
periodica in Umbria e, principalmente, a Terni, dalla metà dell'Ottocento ai nostri giorni [Sulla stampa periodica a Terni si
veda P. Borzomati, Un centro dell'Italia in sviluppo industriale, Perugia, Libreria Betti ed., 1965, pp. 79-105; R. Rossi, La
stampa a Terni dal 1876 al 1900, Terni, Arti grafiche Nobili, 1969]. La collezione dei periodici locali, infatti, sebbene
frammentaria a causa delle vicessitudini vissute dalla Biblioteca, contiene pezzi di grande interesse, come alcuni numeri unici
non reperibili altrove e, soprattutto, tutte le annate de "L'Unione liberale", gazzetta settimanale per l'Umbria, pubblicata a Terni
dal 1880 al 1926, importante strumento di ricostruzione storico-politico-culturale per il territorio. La sede centrale ospita la
maggior parte del patrimonio documentario della Biblioteca, costituito quasi interamente da materiale librario; fanno eccezione
i microfilms, di cui si é detto, un numero non quantificato di fotografie - in parte ancora in corso di catalogazione - e 380
stampe, di cui 48 locali. La raccolta di storia locale, per un totale di circa 3.000 edizioni più 350 miscellanee, costituisce la
sezione oggetto di maggior interesse da parte dell'utenza ed é sottoposta a particolare tutela attraverso l'esclusione dal
prestito. Il limite di questa raccolta, che dovrebbe rappresentare il nucleo vitale della Biblioteca, é tuttavia nell'angustia del
concetto stesso di sezione locale in una istituzione - qual é o dovrebbe essere la biblioteca comunale - la cui funzione e i cui
servizi sono specificatamente concepiti in relazione con il territorio. Quanto mai calzante con la realtà bibliotecaria ternana, in
questo senso, é la considerazione di Diego Maltese secondo la quale "... non é la sezione di storia locale e neppure la
presenza di una distinta raccolta specializzata, di per sé, a fare di una biblioteca una struttura della ricerca di storia locale, ma il
modo con cui la biblioteca realizza la mediazione tra memoria collettiva, di cui essa stessa costituisce un compendio
significativo, e comunità locale" [D. Maltese, La biblioteca come linguaggio e come sistema, Milano, Editrice Bibliografica,
1985, p. 157]. I cataloghi consultabili in biblioteca sono quello alfabetico per autori e titoli, quello per soggetti, il classificato e
il topografico. Speciali, oltre quelli locali, sono i cataloghi delle stampe (alfabetico per autore e per soggetto), delle stampe
locali, degli audiovisivi (alfabetico per titolo); il catalogo SIST (Sistema), relativo a tutti i documenti che furono oggetto, negli
anni '70, dell'esperimento di decentramento nelle frazioni del Comune di esemplari presenti in Biblioteca in più copie; il
catalogo del fondo Biblioteca Circolante (alfabetico per autori e classificato), fondo costituitosi nel 1970 con i circa 7500
volumi messi insieme dalla Biblioteca Popolare Circolante di Terni nei cent'anni della sua attività, iniziata nel 1869 con la
creazione di una società di 42 aderenti a 50 centesimi al mese, che perseguì l'obiettivo della crescita sociale e culturale della
Città ancor prima della Biblioteca Comunale, a servizio della collettività soltanto dal 1885 [Sulla Biblioteca Popolare
Circolante di Terni si veda: L. Riceputi, La biblioteca di pubblica lettura: analisi delle biblioteche popolari in Italia con
particolare riferimento agli anni 1922-1945. L'esperienza di Terni. Tesi di laurea, a.a. 1987-88, Università degli Studi di
Roma "La Sapienza", facoltà di Magistero]; i cataloghi delle donazioni del '900, Frateili, Secci e - in allestimento - Passavanti;
i cataloghi relativi al materiale di pregio o di interesse storico, vale a dire pergamene, codici, incunabuli e cinquecentine. La
Biblioteca Comunale di Terni possiede circa 980 pergamene; i documenti sono stati elencati da Giuseppe Mazzatinti[G.
Mazzatinti, Gli archivi della storia d'Italia, Rocca S. Casciano, Cappelli Ed., 1903, III v., p. 346 e sqq], Italo Ciaurro [I.
Ciaurro, Bibliografia della città di Terni e del suo territorio, Terni, Alterocca, 1938, p. 5 e sqq] e - parzialmente - da
Lamberto Morelli [L. Morelli, Terni e la sua provincia, Terni, Tip. Frattaroli, 1960, p. 49], utilizzati dal Passavanti per la sua
opera storica [E. Rossi Passavanti, Interamna dei Naharti. Storia di Terni nel Medio Evo, Orvieto, E. Marsili, 1933, v. II],
studiati e pubblicati in parte da Paolano Manassei [P. Manassei, Alcuni documenti per la storia della città di Terni e Spoleto,
in "Archivio Storico Italiano", XXII (1875)]. Il fondo più antico é costituito dalle pergamene facenti parte dell'"Archivio
segreto", l'antico Archivio comunale; giungono fino a noi in precario stato di conservazione a causa delle vicessitudini subite:
conservate nel XV sec. nel monastero di S. Procolo, trasferite nel secolo successivo in S. Francesco e, per salvarle
dall'incuria dei Francescani, portate alla fine del Seicento nel convento di S. Pietro degli Agostiniani, furono collocate
nell'Ottocento nel Palazzo comunale, per essere poi trasportate nell'attuale sito di Palazzo Carrara a seguito del trasferimento
in quella sede della Biblioteca Comunale, avvenuto nel 1933. I documenti superstiti comprendono atti pubblici di notevole
interesse per la città, come il ripristino della Diocesi di Terni per volontà di Onorio III nel 1218, o la sedicente copia di XIII
sec. del privilegio di Benedetto III, documento che, sebbene apocrifo, conserva un suo significato storico; si conservano
anche atti di diversa natura, come quietanze di pagamento alla Camera Apostolica, risoluzioni di controversie tra Terni e le
terre limitrofe, contratti privati di compravendite... I codici in possesso della Biblioteca sono 274, vergati in un arco di tempo
compreso tra il XII ed il XX secolo; la maggior parte di essi risale ai secoli XVII e XVIII, ha contenuto religioso (teologico o
di edificazione morale: in particolare raccolte di prediche, quaresimali, commenti alle Scritture, libri liturgici e di meditazione) e
filosofico (per la quasi totalità, si tratta di commenti ad Aristotele) e proviene principalmente dai conventi degli ordini
mendicanti. Rappresentati in numero minore sono i manoscritti di età medievale ed umanistica [E' in corso di stampa: C.
Mazzoli, Catalogo dei manoscritti (XIII-XV secolo) della Biblioteca Comunale di Terni, Roma, Vecchiarelli editore]; tra di
essi trovano posto codici di argomento filosofico, contenenti opere come gli excerpta da S. Tommaso e l'Ars compendiosa
divina di Raimondo Lullo, vergati nel XIV sec., o il Theophrasti dialogus di Enea di Gaza e la Summa Pisanella di Nicola da
Osimo, nel XV [R. Nanni, Terni: Biblioteca comunale (Catalogo dei manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane, 5), Firenze,
Olschki, 1985, pp 229-252]; rivestono poi particolare importanza i codici di interesse storico-locale, tra i quali quello
contenente lo Statuto della città di Terni, del 1544, e quello delle vicine Collescipoli (1453) e Miranda (1503); merita
mensione il codice miscellaneo del XV sec. contenente laudi di tradizione iacoponica [N. Ponzetti Longarini, Tre laudi del sec.
XV, Terni, Istituto poligrafico d'arte R. Conti, 19] e, soprattutto, quello - anch'esso miscellaneo - contenente, oltre alla citata
opera filosofica di Enea di Gaza, la terza grammatica latina di Pomponio Leto, dedicata dall'Umanista al giurista ternano
Giovanni Mazzancolli [J. Ruysschaert, A propos des trois premiéres grammaires latines de Pomponio Leto, in "Scriptorium",
XV (1961), pp 68-75]. Tra i manoscritti più recenti la Biblioteca conserva l'Araldica di Terni scritta da Luigi Lanzi
(1858-1910) nel 1902, documento prezioso per la completezza e la puntualità con cui l'autore ha riprodotto gli stemmi delle
nobili casate ternane, offrendo - unitamente a genealogie, memorie, registri e copie di atti pubblici manoscritti di XVII e XVIII
secolo [G. Guelfi Camajani, Fonti manoscritte inedite di Araldica e Genealogia conservate nelle biblioteche e archivi d'Italia
(Collezione di Studi e Monografie per la Storia e Bibliografia Araldica e Genealogica italiana), Firenze, Stab. Tip. già Chiari.
Successore Carlo Mori, 1961] - un valido contributo alla ricostruzione della storia locale. Gli incunabuli conservati nella
Biblioteca Comunale di Terni sono 117; gli studi più completi su di essi rimangono ancora oggi quelli realizzati negli anni '30 da
Camillo Scaccia Scarafoni, al quale si deve l'unico inventario attualmente disponibile di queste edizioni [C. Scaccia Scarafoni,
Catalogo degli incunaboli della Biblioteca Comunale di Terni, in "Accademie e Biblioteche d'Italia", IX (1935) n. 6, pp.
568-576] ed una segnalazione, a fini divulgativi, degli esemplari di maggior interesse [C. Scaccia Scarafoni, Preziose rarità fra
gli incunaboli della Biblioteca Comunale. Estratto dalla Rassegna del Comune di Terni, II (1935), n. 1, gennaio-febbraio,
Terni, Alterocca, 1935]. Le cinquecentine, infine, in possesso della Biblioteca sono circa 1500 [E' in corso di stampa: M.C.
Leonori, Le Cinquecentine della Biblioteca Comunale di Terni. Storia e catalogo, Roma, Vecchiarelli editore. Sulle edizioni
del XVI secolo conservate nella Biblioteca si veda anche: Biblioteca Tr notizie, dicembre 1985, pp. 28-31; marzo 1986, pp.
28-30; giugno 1986, pp. 25-28; settembre 1986, pp. 22-25; dicembre 1986, pp. 24-27. R. Clementoni, Le cinquecentine
della Biblioteca Comunale di Terni (1500-1550). Tesi di laurea. Università degli studi di Roma, Facoltà di Magistero.
Relatore prof. E. Esposito, A.a. 1973/74 [contempla un totale di 285 edizioni]], in discreto stato di conservazione; sotto il
profilo contenutistico, tra di esse predominano le opere dei Padri della Chiesa, gli scritti di teologi medievali, esegeti, autori
dottrinali, predicatori e moralisti: insieme con gli esemplari della Bibbia, con i testi liturgici e con le edizioni di regole, canoni e
costituzioni ecclesiastiche, questa produzione rappresenta circa il 40% del totale. In buon numero (poco meno del 15%) sono
rappresentati anche scrittori classici ed umanisti, autori di lessici, di vocabolari, di opere di erudizione e di trattatistica politica;
in stessa percentuale gli scrittori di commenti e trattati filosofici, e quelli versati nella medicina. Un 7%dell'insieme é riservato
agli studiosi ed interpreti del diritto, ed il rimanente 8% circa agli autori di opere storiche, scientifiche, geografiche e di varia
natura. La presenza di questo materiale di pregio in Biblioteca é dovuta in massima parte alle vicende storiche immediatamente
post-unitarie e, dunque, all'incameramento dei beni delle congregazioni religiose soppresse da parte del Comune; essa, inoltre,
é da collegarsi ai rapporti tra Amministrazione ed illustri cittadini ternani quali - tra gli altri - lo Sconocchia, il Silvestri, il Lanzi, i
quali hanno contribuito, attraverso donazioni, cessioni ed interventi, al costituirsi e all'ampliarsi del fondo pregiato della
Biblioteca Comunale di Terni e, ad un tempo, a nobilitare e ad arricchire l'istituzione nella sua globalità, indicandole la via da
seguire nel suo futuro di instancabile attività al pubblico. Lo sviluppo complessivo della struttura, le nuove esigenze informative
dell'utenza, hanno recentemente indotto il Comune a promuovere il progetto "Bibliomediateca" [Comune di Terni,
Bibliomediateca: una struttura multimediale, Terni 1992]. La nuova struttura multimediale, sovvenzionata da fondi CEE, avrà
sede nel cuore della città, in Piazza della Repubblica: accoglierà banche dati audio-video, promuoverà l'emissione e la
ricezione di programmi televisivi, svilupperà collegamenti on-line, ed attiverà procedure di archiviazione elettronica; ingloberà
inoltre le raccolte della Biblioteca Comunale, garantendo i servizi tradizionali, e mirerà alla valorizzazione delle memorie
storiche locali. La Bibliomediateca, nelle intenzioni del Comune che se ne é fatto promotore, non rinnega il passato: essa é il
frutto, sposato con la tecnologia, delle librerie claustrali e dei provvedimenti di soppressione, della generosità civica e delle
battaglie ideologiche, del sapere dei grandi bibliotecari e della loro umanità.